Biblio-Café “la misura delle cose”

“frammenti sparsi di libri scelti” meglio se sorseggiando un buon caffé

Archivio per Giugno, 2009

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera

“Tutti noi consideriamo impensabile che l’amore della nostra vita possa essere qualcosa di leggero, qualcosa che non ha peso; riteniamo che il nostro amore sia qualcosa che doveva necessariamente essere; che senza di esso la nostra vita non sarebbe stata la nostra vita. Ci sembra che Beethoven, in persona, torvo e scapigliato, suoni al nostro grande amore il suo ‘Es muss sein!’.” “Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. […]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno ’schizzo’ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.” “Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo? Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. […] La nostra vita quotidiana è bombardata da coinicidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una coincidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano […]. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata.” “Perchè proprio in questo modo sono costruite le vite umane. Sono costruite come una composizione musicale. L’uomo spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete,lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. […]. L’uomo senza saperlo compone la propria vita secndo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento.” “Chi tende verso ‘verso l’alto’ deve aspettarsi prima o poi di essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.” “Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varietà del mondo femminile oggettivo. L’ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perchè l’ideale, com’è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poichè la delusione che li spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia. L’altra ossessione è un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione). Poichè il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perchè non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome. Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartieneovviamente Tomàs) si allontanano sempre di più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità.” “Tomas si diceva: fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica ad una infinitàdi donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna).”

da  L’insostenibile leggerezza dell’essere

“sorella” di Marco Lodoli

 
 
“A 16 anni davanti alla tazza del caffè e latte dissi a mia madre: -voglio farmi suora-. Non frequentavo la parrocchia del quartiere, non facevo mai la comunione, mi ero confessata solo una volta a nove anni, ma ero certa di quello che volevo, in una sola ora avevo capito che il mondo non era fatto per me e che l’unica via di scampo era la purezza. Avevo pianto sul cuscino fino a bagnarlo, avevo sentito un dolore acuto dentro al petto come un uccello che becca disperatamente le sbarre della gabbia per volare via, avevo visto la mia figura vestita di nero con la fascia candida sulla fronte nella pace di un chiostro, nel silenzio che cancella la mente. La mia strada è la purezza, una strada bianca e senza curve che sale lenta e tranquilla su un colle ventoso, la mia strada non sarà mai nella vita, che la vivano gli altri la vita, che ci tengono tanto, che si scontrino e si moltiplichino, che si diano appuntamenti e baci e spinte, che facciano tutto il rumore che serve a farsi notare, che chiedano per favore e voglio ancora, che si facciano crescere corna in testa, per caricare meglio.
Io voglio avere il viso pallido delle suore, la loro grazia mansueta, grani freddi tra le dita.”

da “sorella” di Marco Lodoli