Biblio-Café “la misura delle cose”
“frammenti sparsi di libri scelti” meglio se sorseggiando un buon caffédiMostrare le cose a parole – di Giovanni di Muoio “Giulio Perrone Editore 2005″
E’ giallo, con la scritta nera del Comune su tutte e due le fiancate. Si muove lento e si vede da lontano. Non fa rumore e porta i scemi del paese.
Lo stesso giro da sempre, i scemi quelli so’; Gianfelice l’autista sa il fatto suo, Gianfelice è puntuale.
I scemi salgono a uno a uno, quelli che posono camminare si fanno trovare alla fermata in piedi.
Altrimenti le carrozzine coi scemi sopra che Gianfelice tira il freno a mano, scende, apre il portellone di dietro e prende in braccio quei trenta o quaranta chili d’amore storto e li sistema al loro posto, sempre quello. Poi si occupa del ferro che si piega freddo e si fa piccolo vicino a loro.
Li controlla con gli occhi e fa un appello a mente che di solito non manca mai nessuno ma non si può mai stare tranquilli con questi poveri cristi che certe malattie avanzano e non aspettano pullman e autisti.
La casa è a venti minuti di macchina dalla stazione. Devo dirti che saranno venti minuti di tornanti, di curve a gomito. Ci lasceremo il mare alle spalle e, come un riflesso condizionato, guarderemo spesso fuori dal finestrino.
Lo vedremo apparire e scomparire, quello spicchio d’infinito, poi annuseremo l’aria che si farà sempre più leggera e profumerà di foglie secche. La casa ha due querce secolari, in mezzo a una specie di giardino che nessuno cura più. Ci saranno ghiande dappertutto, immagino, e ci cammineremo sopra, io con passo sicuro da padrone di casa e tu, con i tuoi incerti tacchi di serate mondane mai fatte, guarderai per terra, cercherai la sicurezza. E ti darò sicurezza a cominciare dalle curve, almeno ci proverò. Le affronterò morbide in modo che non ti faccia male la strada che ci porterà, caracollando, nel nostro paradiso privato; poi ti volti verso di me e mi chiami San Pietro guardandomi le chiavi mentre ti accarezzi i capelli piano.
Scrivere. Più passa il tempo e più mi convinco di non saper fare altro che scrivere.
E lo faccio con gli occhi.
Non è difficile, occorre un minimo di concentrazione e aspettare la vita che accade.
Ma non è la mia sola stranezza.
Io abitualmente parlo e trovo pure chi mi ascolta.
Qualcuno non ci crederà ma il mio mestiere
è dimostrare le cose a parole.
“La Storia” di Elsa Morante

E così Ida iniziò la sua carriera di maestra, che doveva concludersi dopo quasi 25 anni…Ida trovò posto in una scuola non del suo quartiere San Lorenzo, ma assai distante, verso la Garbatella, (dove poi, col passare degli anni, in seguito a demolizioni, la sua scuola venne spostata al rione Testaccio.) Per tutta la strada, il cuore le batteva di spavento, fra la folla estranea dei tram, che la schiacciava e la spingeva in una lotta in cui sempre lei cedeva e restava indietro. Ma all’entrare in classe, già subito quel puzzo speciale di bambini sporchi, di moccio e di pidocchi la racconsolava con la sua dolcezza fraterna, inerme, e riparata dalle violenze adulte. Prima dell’inizio di questa sua carriera, un pomeriggio piovoso d’autunno, Iduzza, sposata appena da pochi mesi, era stata scossa su al suo ultimo piano da un fragore di canti, urla e sparatorie per le vie sottostanti del quartiere. Difatti erano le giornate della “rivoluzione” fascista e in quel giorno ( 30 ottobre 1922) si andava svolgendo la famosa “marcia su Roma”. Una delle colonne nere in marcia, entrata in città per la Porta di San Lorenzo, aveva trovato una aperta ostilità in quel rione rosso e popolare, e prontamente s’era data alla vendetta, devastando le abitazioni lungo la strada, malmenando gli abitanti e ammazzando alcuni ribelli sul posto.
da “La Storia” di Elsa Morante
“L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera

“Tutti noi consideriamo impensabile che l’amore della nostra vita possa essere qualcosa di leggero, qualcosa che non ha peso; riteniamo che il nostro amore sia qualcosa che doveva necessariamente essere; che senza di esso la nostra vita non sarebbe stata la nostra vita. Ci sembra che Beethoven, in persona, torvo e scapigliato, suoni al nostro grande amore il suo ‘Es muss sein!’.” “Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. […]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno ’schizzo’ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.” “Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo? Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. […] La nostra vita quotidiana è bombardata da coinicidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una coincidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano […]. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata.” “Perchè proprio in questo modo sono costruite le vite umane. Sono costruite come una composizione musicale. L’uomo spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete,lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. […]. L’uomo senza saperlo compone la propria vita secndo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento.” “Chi tende verso ‘verso l’alto’ deve aspettarsi prima o poi di essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.” “Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varietà del mondo femminile oggettivo. L’ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perchè l’ideale, com’è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poichè la delusione che li spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia. L’altra ossessione è un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione). Poichè il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perchè non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome. Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartieneovviamente Tomàs) si allontanano sempre di più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità.” “Tomas si diceva: fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica ad una infinitàdi donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna).”
da L’insostenibile leggerezza dell’essere









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